In una democrazia il cittadino non può fare niente. In una dittatura si può almeno sperare di abbattere il tiranno, la democrazia è un sistema proteiforme dove non ci sono mai dei responsabili. Ogni cinque anni il cittadino va a votare questo o quello, ma in realtà può scegliere solo a quale oligarchia di potere preferisce essere sottomesso. In realtà la vera scelta del cittadino è fra queste due possibilità: o si infeuda in qualcuna di queste oligarchie, partiti, lobbies, mafie promettendo l’obbedienza in cambio di vantaggi oppure, se gli è rimasto quel tanto di dignità per non accettare questi umilianti infeudamenti, la sua sorte è di vivere ai margini rinunciando a realizzare le proprie legittime ambizioni.
C’era una battuta che facevo a teatro, in “Cyrano, se vi pare…”, che suscitava sempre una certa ilarità. Dicevo, storpiando un po’ l’italiano per esigenze di spettacolo: «Nego nel modo più assoluto che il Mullah Omar sia meno rappresentativo della sua gente del fatto che qui da noi si infila una scheda in un’urna e salta fuori Renato Schifani». Boato.
“Noi paghiamo della gente perchè ci comandi.” Un masochismo abbastanza impressionante che, come notava Jacques Necker nel 1792, “dovrebbe lasciare stupiti gli uomini capaci di riflessione” (‘Du pouvoir exécutif dans les grands États’). Noi invece ci siamo talmente assuefatti che non ci facciamo più caso.”
Non siamo ancora stufi di essere sudditi, pecore da tosare, asini da soma da sfruttare per i migliori comodi di lorsignori!?. Vogliamo tornare, senza tante sofisticate teorizzazioni liberali e marxiste, nella pratica a essere liberi e uguali?





















































