Ha suscitato un certo interesse la decisione della Lega Nord di Varese di lasciare libertà di coscienza ai suoi consiglieri comunali per il voto sulla mozione che prevede la realizzazione da parte del Comune di un registro per le coppie di fatto.
Una decisione che nasce dal dibattito congressuale che ha visto molti altri esponenti del Carroccio aprire a questa possibilità. Uno stimolo subito colto dal segretario della sezione di Varese Marco Pinti che in primis ricorda di “essere entrato in Lega proprio perché non è un partito ideologico, di destra o di sinistra, laico o confessionale, ma un movimento di liberazione del Nord dallo Stato italiano che da sempre utilizza questo tipo di divisioni pretestuose per distrarre l’attenzione dal saccheggio sistematico delle nostre terre.”
“E’ una cosa che in Lega si è sempre detta – prosegue Pinti – e mi sembra ora di metterla anche in pratica.”
Secondo il segretario della storica sezione, la libertà di coscienza non vuol dire cambiare opinione circa alcune battaglie che la Lega aveva fatto sue negli anni passati, più semplicemente vuol dire “derubricarle dai punti programmatici del movimento – precisa il segretario – e affidarle alla sensibilità dei nostri eletti nelle istituzioni che senza farsi tutori ideologici di questa o quella parrocchia, devono essere sinceri portavoce delle esigenze di una città, interpretandole liberamente a seconda delle proprie convinzioni personali.”
Una Lega che torna a concentrarsi esclusivamente sui punti chiave dell’autonomismo, soprattutto in un momento in cui la parola federalismo è uscita dal dibattito politico: “E’ necessario – prosegue Pinti – che il movimento riparta utilizzando come unica bussola quella della libertà e dell’autogoverno del nostro territorio. Per tutto ciò che non si può inquadrare alla luce della difesa delle comunità locali contro i poteri centrali, la Lega deve affidarsi alla sensibilità dei suoi rappresentanti nelle istituzioni. Quegli stessi che si impegnano quotidianamente sognando non una Padania confessionale o sovietica, ma una nazione libera in cui vivere da uomini e donne libere.”
Di qui anche l’invito agli altri partiti affinché diano la stessa libertà ai loro eletti, anche se Pinti è ben consapevole che “ per alcuni partiti la difesa, peraltro solo a parole, del matrimonio tradizionale come unica forma di convivenza tra le persone, non è altro che una foglia di fico senza la quale si rivelerebbero per quello che sono: unicamente dei comitati d’affari che trattano i valori come spaventapasseri per vegliare sui campi dei loro profitti.”
Lasciare libertà di coscienza sulla realizzazione di un registro delle coppie di fatto infine non vuole dire, secondo Pinti, perdere di vista la famiglia quale cardine della società:“qualunque sia l’esito della votazione – conclude il segretario cittadino- non cambierà nulla finchè non si passerà a delle iniziative di reale sostegno alla natalità, perché mentre i partiti varesini discutono davanti al thè di quale sia la forma di convivenza più alla moda, i varesini stanno scomparendo dall’elenco telefonico.”














































