Articoli della categoria "ambiente e natura"
Urbanistica moderna figlia dello sradicamento, adesso torniamo Local
11 aprile 2012
Gilberto Oneto, la Padania 12/11/2005
Aproposito di quello che sta succedendo in Francia (e non solo) si parla tanto di degrado delle periferie come causa di disagio sociale. Non credo che le rivolte di questi giorni abbiano tanto legame con la qualità degli... ...spazi urbani coinvolti: sono movimenti a sfondo etnico, religioso e ideologico le cui cause sono del tutto slegate dal contesto fisico. È però significativo che in molti vi abbiano cercato un riferimento: le città - soprattutto le città e le parti di città moderne - sono dei prodotti talmente nauseabondi da meritarsi con una certa facilità il ruolo di responsabili di ogni sciagura. È ancora più significativo che la condanna senza appello dell’urbanistica e dell’architettura moderna venga proprio dagli stessi ambienti culturali che hanno generato quegli orrori. Con la rivoluzione industriale l’urbanistica moderna si è trovata a dover fronteggiare una situazione di emergenza che non si era mai verificata prima: le città (salvo alcune significative eccezioni) hanno mantenuto in Occidente per millenni dimensioni piuttosto limitate ed è solo con la grande esplosione demografica cominciata con la fine dell’Ottocento e con la necessità di disporre di grandi masse di mano d’opera nei distretti industriali che gli spazi urbani sono letteralmente esplosi. Per fare fronte al bisogno di abitazioni e di edi...
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La tutela della civiltà alpina nell uso razionale della montagna
11 aprile 2012
di Gianfranco Miglio - quaderni padani n.39
Par. 1.
Non è un fatto puramente casuale se il tema ed il titolo del Rapporto che mi è stato affidato non fanno esplicito riferimento (come accade invece per gli altri) alla tutela dell’ambiente e del paesaggio specificamente alpini. Questa attività, infatti, non solo costituisce una parte integrante della protezione delle bellezze naturali in genere, ma, considerato che appena ora si stanno progettando, qui in Italia, le norme organiche e le istituzioni regionali e nazionali destinate appunto a regolare la gestione del patrimonio ambientale in generale,(1) è logico che l’attenzione si rivolga dapprima a tali problemi, e soltanto subordinatamente alle questioni ed alle prospettive emergenti nelle aree montane. Come ormai tutti sanno, il D.P.R. 24 luglio 1977, in. 616 - in attuazione della Legge 22 luglio 1975, n. 382, e in base al secondo comma dell’articolo 118 della Costituzione - all’articolo 82 (intitolato ai “Beni ambientali”) ha delegato alle Regioni le funzioni amministrative che fino a quel momento spettavano agli organi centrali e periferici dello Stato, in ordine a) alla individuazione, e b) alla tutela, con e) le relative sanzioni, delle “bellezze naturali”. All’articolo 83 ha trasferito altresì alle Regioni le funzioni amministrative relative alla protezione della natura, le riserve ed i parchi nat...
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Le trasformazioni dell’edilizia alpina
11 aprile 2012
Gianfranco Miglio, da Quaderni Padani n°39
Par1.
Non credo che si possano fare considerazioni e previsioni serie sulle trasformazioni attuali degli insediamenti alpini, se non si accettano le seguenti proposizioni elementari :
1) Le popolazioni indigene tendono ad abbandonare le montagne e ad emigrare in pianura, attratte dalla più intensa vita economica e sociale che si svolge nelle città.
2) Le popolazioni urbane tendono a risalire le montagne e a soggiornarvi per periodi più o meno lunghi, attratte ivi proprio dall’assenza degli aspetti più negativi dell’intensa vita delle città.
3) Là dove il secondo fenomeno raggiunge dimensioni e stabilità determinate, il primo fenomeno si arresta.
4) Al di là di una certa intensità, il secondo fenomeno modifica l’ambiente montano fino a distruggerne l’appetibilità, e quindi ad annullare gli obiettivi per i quali il fenomeno stesso si è prodotto. A monte di queste quattro proposizioni ne esiste un’altra, assai più generale, che bisogna egualmente considerare:
5) La “marcia verso le montagne” è soltanto un aspetto parziale di un fenomeno molto più ampio, prodotto dallo sviluppo della civiltà industriale. Quest’ultima infatti implica necessariamente la non-salubrità o, almeno, la scarsa salubrità degli insediamenti produttivi; e costringe quindi gli uomini a trascorrere una parte della loro esistenza...
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Premessa a Ricominciare dalla montagna
11 aprile 2012
Gianfranco Miglio, da Quaderni Padani n°39
Ho riunito e pubblicato insieme i tre Rapporti che seguono, non solo perchè essi sono stati stesi a distanza appena di qualche mese l’uno dall’altro, ma anche perchè riguardano, sia pure da tre punti di vista diversi, sempre il medesimo tema: quello indicato appunto nel sottotitolo della silloge. E proprio il carattere organico della discussione mi ha indotto a disporre i tre scritti nell’ordine logico, piuttosto che in quello meramente cronologico. Agli occhi di più d’un mio collega questo volumetto sembrerà probabilmente un tipico “uovo fuori del paniere”. Prima di tutto perchè, se il mio interesse per i problemi del governo del territorio è noto, non lo è altrettanto quello per la storia dell’architettura rurale in genere, e degli insediamenti alpini in particolare. E poi perchè nelle pagine che seguono non si fa un discorso freddamente “cognitivo” (scientifico) ma si presuppone, accettandolo, un “valore” (la conservazione dell’ambiente storico montano) e si ragiona all’”interno” di esso. E per uno studioso il quale ha sempre negato l’oggettività (e quindi la “verità”) di qualsiasi scelta operativa, il peccato di incoerenza può sembrare rilevante. Confesso che, a più riprese, mentre scrivevo, sono stato tentato di ricercare non già come si potrebbe “salvare” la civiltà montana,...
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Regolarità nelle dimore alpine
11 aprile 2012
Gianfranco Miglio, da Quaderni Padani n°39
Nel patetico, generale riflusso verso l’“antico” – che, specialmente a partire dal secondo Dopoguerra, si è manifestato, come reazione all’accelerata trasformazione degli stili di vita – emerge anche l’affettuosa rievocazione delle forme abitative legate all’esistenza delle generazioni passate. Questa rivalutazione – che si lega al desiderio di proteggere e di ripristinare un mitico “ambiente” originale - ha investito in primo luogo le case rurali: ma poi anche le modeste dimore civili in cui si svolgeva la vita “di provincia”. Tale atteggiamento si è tradotto in una quantità di pubblicazioni, e di raccolte fotografiche, dedicate appunto ad illustrare l’architettura, così detta “spontanea”, di questa o di quella regione o vallata: libri disparati per impianto, carattere e serietà, talvolta validi, spesso ingenui e superficiali. Al punto cui è giunta questa letteratura disordinata (e talvolta fuorviante), si imponeva, anche in questo paese, la necessità di una iniziativa editoriale la quale mirasse ad esplorare, descrivere, analizzare e classificare – con il metodo rigoroso della cognizione obiettiva – l’immenso patrimonio di edilizia rurale e civile minore disperso nelle diverse regioni d’Italia. Il carattere scientifico di questa “doppia” collana – Dimore italiane, rurali e civili...
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Riaffermazione dell identità attraverso la gestione dell ambiente
11 aprile 2012
di Gilberto Oneto, Quaderni Padani n°39
Chiunque può capire quanto sia importante la gestione dell’ambiente nell’affermazione dell’identità. La costruzione della propria casa, l’arredamento e i vestiti che indossiamo sono il risultato di un modo di vivere e di pensare a livello individuale. Lo stesso vale per una comunità: la costruzione del paesaggio, la forma delle città, i caratteri degli edifici sono altrettanti precisi espressioni di cultura identitaria. Si tratta di una relazione fra identità e ambiente che conoscono però molto meglio i distruttori di identità che non i difensori di identità. Tutti i distruttori hanno da sempre infatti utilizzato fino in fondo lo strumento della distruzione dell’ambiente per distruggere l’identità di un popolo ma non sempre i difensori dell’identità hanno saputo usare lo stesso strumento al contrario. La storia è piena di esempi tragicamente calzanti. I Romani, erano quelli che per primi scientificamente distruggevano i caratteri più riconoscibili dell’ambiente dei popoli sottomessi. Qui da noi si sono messi a disboscare e a centuriare, a mettere un reticolo di una grata di prigione sul paesaggio. Gli Inglesi in Irlanda hanno fatto sparire ogni traccia di bosco e ogni edificio che non fosse una umile capanna. Gli Americani hanno marcato il territorio con un reticolo del tutto identico a quello della centuriaz...
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Spaesamento, perdita di Luogo e rilocalizzazione di identità culturale
11 aprile 2012
Luisa Bonesio, da Quaderni Padani n°39
No, tu non mi hai mai tradito, [paesaggio]su te horiversato tutto ciò che tuinfinito assente, infinito accoglimentonon puoi avere […]Tu mal noto, sempre a te davanti come stralucido schermo,o dietro sfogliato in milioni di fogli,mai camminatoquanto pur si desidera, da ben prima del nascere
(A. Zanzotto, Sovrimpressioni)
1. Scompaginazione dei luoghi e perdita dell’identità
La modernità scardina il senso dei luoghi, il loro orientamento - spaziale e simbolico -, perché il suo pensiero dispone e misura estensioni, senza soffermarsi sugli aspetti qualitativi; perché l’accelerando è il suo “tempo” mentre il territorio è tempo lungo, sedimentazione, tendenziale incompatibilità strutturale con il mutamento troppo rapido; perché l’innovazione è la sua ragion d’essere mentre niente più di alcuni territori (p. es. la montagna) è strutturalmente conservatore; perché la massa è l’anonimità sradicata, secolarizzata e cosmopolita del denaro mentre la cultura tradizionale dei luoghi è stata soprattutto senso comunitario, avvedutezza, pietas, adesione al genius loci. Retrospettivamente si potrebbe dire che è stato grazie all’accettazione del limite del territorio (organico e ciclico naturale) che le culture hanno realizzato la propria specifica interpretazione delle possibilità dei luoghi. Inev...
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Doppia sfida di Miglio: aperti ma non proni; radicati non provinciali
11 aprile 2012
Leo Miglio, da Quaderni Padani n°39
Mai come in questi ultimi anni si è assistito a una dura contrapposizione tra due tendenze emergenti della società contemporanea: il processo generale di globalizzazione, imposto dai potentati economici e dalle nuove tecnologie dell’informazione, da un lato, e il ritorno su scala locale al proprio passato, a volte nostalgico, a volte erudito, quasi sempre episodico. Che tale contraddizione esista veramente e che debba essere vissuta angosciosamente è tutto da dimostrare. Si può infatti rovesciare i termini della questione e accettare una doppia sfida: lavorare ai massimi livelli di integrazione e competizione mondiale, ma vivere saldamente radicati sul proprio territorio. Ne sanno certamente qualcosa le piccole e medie imprese italiane, che non possono rinunciare a misurarsi ogni giorno con una concorrenza mondiale, i professionisti che devono continuamente adeguarsi a standard tecnologici pensati altrove. Gli scienziati europei lo fanno da sempre e sembrano sopravvivere abbastanza bene. In effetti, le ultime innovazioni telematiche permettono già da ora, almeno per alcune professioni, di vivere la vita raccolta di un remoto paesino alpino e di svolgere la propria attività giornaliera sulla piazza di New York, aprendo magari degli spazi di riflessione individuale che ora vengono ingoiati da spostamenti inutili e stressanti. Insomma,...
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Montagne di libertà
11 aprile 2012
Lorenzo Busi, Quaderni Padani 37-38 Speciale Miglio
“La repubblica promuove lo sviluppo della ricerca scientifica tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione”: così sciorina l’articolo 9 della Costituzione Italiana. Nella oppressione romana vi è sempre un che di freudiano e, vista la mancata attenzione verso il paesaggio della Padania si potrebbe pensare che i costituenti escludessero dal concetto di Nazione la terra in cui viviamo. Gianfranco Miglio, strenuo difensore dei nostri diritti nazionalitari, si è preoccupato di tutti gli aspetti legati al territorio e alla pianificazione urbanistica con particolare riguardo alla “Spina Dorsale” della nostra Matria: le Alpi. Qualche anno addietro, giovanissimo e confuso dalla martoriante propaganda italiona, mi sono imbattuto in Ricominciare dalla Montagna, libello in cui il professore raccoglie tre saggi, edito nel 1978 dalla casa editrice Giuffrè. L’ opera di oltre cento pagine, è strutturata in tre capitoli (oltre a una premessa e una appendice finale sul Fenomeno Megalopoli). Spesso i Quaderni Padani si occupano della relazione uomo-ambiente, in particolare del rapporto che lega i padani al proprio colonizzato territorio: le Alpi (ma anche gli Appennini, ultimo rifugio della Piva Emiliana) sono da sempre “ghiacciaio della nostre usanze più antiche, della cucina più tradizional...
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Devoluzione paesaggistica
11 aprile 2012
La storia che ci viene insegnata è fatta a compartimenti stagni: da una parte c’è la “grande storia” politico-militare, da altre ci sono quella del pensiero filosofico, della letteratura, degli avvenimenti locali, eccetera. Ciascuna parte viene trattata a sé stante. Chi ha studiato storia dell’arte ricorderà – ad esempio - la difficoltà di incasellare avvenimenti, personaggi e correnti artistiche all’interno degli avvenimenti storici (di solito ridotti a battaglie, sovrani e trattati). Proprio questa mancanza di collegamento impedisce non solo la comprensione di certi fenomeni (si pensi all’impatto della Riforma e della Controriforma sulle arti figurative) ma fa anche perdere per strada gran parte della bellezza e dell’interesse per la storia; i suoi connotati diventano sfuggenti e il tutto diventa noioso: come sono noiose tutte queste materie trattate ciascuna chiusa in una scatola a sé. Si può descrivere ogni vicenda (storia) settoriale come un filo che è legato ad altri fili, e poi ad altri ancora, che tutti assieme formano un fascio (forse è più innocuo o politically correct chiamarlo cablaggio) che segue un suo andamento che è la sommatoria di tutti gli andamenti ma che condiziona anche lo svolgersi dei singoli fili. Lo stesso vale anche per la storia dell’architettura e del paesaggio che più di tutte le altre risentono della vitale sovrapposi...
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